domenica 11 maggio 2008

Canocchie alla moda di Mammazan







Ieri sono andata a Torino per andare in pellegrinaggio alla Mostra del Libro, giostrando tra scioperi di treni ed autobus: non mi pare ancora vero ma ce l’ho fatta a riuscire a infilarmi tra un’interruzione e l’altra.

Ma di questo parlerò in un altro momento.

Visto che avevo tempo, sono andata con mia madre al Bennet di Via Giordano Bruno, che sorge proprio di fronte a casa sua.

Il giorno prima avevo fatto una spesa un po’ più grossa del solito, visto che mio figlio e la sua ragazza venivano a casa dopo quasi un mese di assenza, ma volevo ancora acquistare qualcosa di un po’ sfizioso.

C’è un po’ da perdersi in questi grossi supermercati ma arrivando al banco del pesce ho avuto una folgorazione, sì proprio una folgorazione!!

Mio genero era un po’ che faceva la “gnola” che voleva le canocchie e lì , sistemate ad arte ce ne era una quantità sterminata.

Veloce telefonata a mia figlia per sapere se venivano a cena da me per valutare quante acquistarne, no non venivano perché avevano da fare per il trasloco, ma io avevo deciso che le volevo acquistare lo stesso.

Per cui mi sono rivolta alla responsabile del banco, una gentilissima signora che si chiama Maria Rosa e l’ho pregata , con una sfacciataggine di cui solo io sono capace, di scegliermi le più belle e le più grosse in quanto, avendo un blog di cucina dovevo avere a disposizione degli “esemplari” molto belli.

Ed infatti con pazienza e ripeto con estrema gentilezza di cui pubblicamente qui la ringrazio ancora, me ne ha scelte alcune che mi hanno permesso di preparare questo piatto la cui ricetta si trova in una serie di volumetti della Fabbri editori che ho in casa da almeno 25 anni.

Lo so che l’ho fatta troppo lunga ma ora descrivo cosa ho combinato.

Tempo di preparazione: circa un’ora compera la cottura in forno (circa 30’)

Costo: medio (il prezzo al kg. Era di euro 11.50)

Difficoltà: **

Ingredienti

Canocchie (calcolarne almeno 3 a testa)
4/5 acciughe sott'olio
1/2 spicchi d'aglio

1 cucchiaio di capperi sott'aceto
2/3 fette di pancarre o pane bianco leggermente raffermo
Pangrattato

1 ciuffo di prezzemolo
pereroncino
pepe
foglie d'alloro
1 bicchiere di vino bianco
olio extravergine di oliva

Si parte dal lavaggio, breve, delle canocchie con relativa asciugatura.

Si eliminano le zampette e si taglia il guscio lungo tutto il dorso con un paio di forbici.

In una ciotolina mettere i filetti di acciuga sott’olio, aggiungere lo spicchio d’aglio ridotto in purea con lo spremiaglio, mescolando con cura.

Aggiungere quindi i capperi sott’aceto, ben strizzati e tritati finemente, come pure tritato deve essere il prezzemolo, la mollica di pane, precedente ammollata in un poco di latte eliminando l’eccesso di liquido (io usato delle fette di pancarré) il peperoncino o la paprica forte,, il pangrattato e se proprio siete delle creature infernali ancora un po’ di pepe.

Mescolare bene e aggiungere un poco di olio extravergine.


Farcire con questo impasto le canocchie, allargando l’incisione fatta sul dorso e sistemarle in una capace teglia da forno ben unta di olio oppure foderata con carta da forno..

Versare il vino bianco, ancora un filo d’olio e le foglie d’alloro come appare in foto.

Mettere in forno a 150°/160° per circa 20’/30’

Durante la cottura irrorare le canocchie con il loro fondo di cottura.

E come al solito BUON APPETITO!!!!!

giovedì 8 maggio 2008

I cuparì








I cuparì

Nome strano, vero?, nome che mi ha intrigato molto come pure mi ha incuriosito e tanto anche il componente strano ed insolito della ricetta.

Ancora non svelo nulla però!!!

E’ da tanto tempo che ho questa ricetta, copiata non so da dove, senza uno straccio di foto che mi potesse almeno invogliare, solo quell’unico ingrediente a caratterizzare la lista degli ingredienti che però ho modificato un poco.

L’ho trascritta con bella calligrafia, perlomeno compresibile, altrimenti mi sarebbe successo come qualche volta mi capita di scrivere qualcosa nella lista della spesa e male e di non comprarla proprio per non essere riuscita a decifrare il geroglifico che compariva.

Deve essere anche una vecchia ricetta perché c’e l’uso della margarina che ho pero sostituito dal burro.

So di averla tirata troppo in lungo ma era solo per creare la suspance (ahahah).

Tempo di preparazione: Circa 40’ in tutto compresa la cottura:15’

Costo: medio

Difficoltà: *

Ingredienti

300 gr di farina 00
100 gr di mandorle tritate ( a me mancavano 40 gr e ho aggiunto 5 torroncini piccoli)
200 gr di burro
80 gr di zucchero
1 bustina di lievito
1 tazzina da caffè di alcool puro a 90°
1/2 tazzina di latte

Ho cominciato con l’eliminazione della pellicina delle mandorle, dopo averle lasciate immerse per 3’/4’ in acqua ben calda, averle asciugate ben bene e averle tostate in un tegamino antiaderente, scuotendole frequentemente .

Se però avete il forno acceso è meglio tostarle con questo metodo per qualche minuto.

Frullarle quindi, in modo da ottenere una polvere abbastanza fine.

Nel frattempo sciogliere a bagnomaria o a fuoco bassissimo il burro fin quando non si è liquefatto completamente.

In una scodella, questa volta ho fatto tutto a mano e ho fatto bene, mescolare la farina setacciata con il lievito e lo zucchero, che nella ricetta originale non era previsto, aggiungere la polvere di mandorle e i torroncini pestati e a loro volta frullati e usati perché mancavano alcuni grammi al quantitativo richiesto di mandorle.

Mescolare con cura.

Al burro fuso e ormai appena tiepido aggiungere la tazzina da caffè di alcool e la mezza tazzina di latte.

Aggiungere al composto secco e mescolare per pochi minuti fino ad ottenere un composto omogeneo.

Aiutandosi con un cucchiaio formare delle palline e dare, a mano, una forma tondeggiante e sistemarle su una grande teglia ricoperta da carta da forno.

Io avevo uno stampo di silicone per biscottini, mai usato, e ho riempito anche quello.

I biscottini ottenuti, più piccoli hanno avuto un tempo si cottura leggeremente inferiore.

Ho avuto l’accortezza di coprire i biscotti, prima di infornarli con carta da forno per evitare che si “abbronzassero” troppo in fretta.

Forno preriscaldato e ventilato a 170° per non più di 15’.

A metà cottura eliminare la carta da forno affinché i biscotti prendano un po’ di colore.

Ora assaggiateli, pima di darli ai bimbi, sono particolari, friabili e racchiudano un lontano sentore di alcool.

Preparateli e poi ditemi.

Io credo che ne valga la pena!!!

mercoledì 7 maggio 2008

Crostata e panzarotti dolci ovvero come ti faccio fuori la marmellata di zucchine










La mia vicina, Liana, aveva partorito da due mesi.

Ero sommersa dalla vergogna per non essere ancora andata a farle visita. Ero però andata prima di Natale per gli auguri ma questo non contava.

Quando il mio senso di colpa è diventato troppo grande mi sono detta:”Grazia va a trovarla prima che la figlia partecipi al ballo delle debuttanti!”

E così, non potendo andare a mani vuote e dopo una mattinata abbondante passata a pasticciare in cucina, è arrivato il momento.

Due parole su i miei giovani vicini.

Lui, Omar alto, biondo, occhio azzurro, barbetta a pizzetto un po’ caprino ma gradevole, lei bruna, molto graziosa, tipo simpatico e deciso e poi GINEVRA piccolo Budda rosa.

GINEVRA, capite non Elis o Maicol, pronunciato e ahimè anche scritto oppure Brenda o Brendon. La fantasia perversa delle giovani mamme del mio paese si è sfrenata molto.

Nome che ha evocato in me immagini di madonne medioevali con vesti fluttuanti e con l’occhio perso in dolci fantasie amorose oppure velati o allagati da fiumi di lacrime con pensieri rivolti a cavalieri lontani impegnati in guerre lunghe quanto inutili.

Come al solito mi sono persa.

Ma veniamo alla mia stupida crostata e ai panzarotti.

E’ solo un’idea ma desidero proporla anche come alternativa a preparazioni semplici ma un tantino più sofisticate come potevano essere i muffins di qualche post fa.

Tempo di preparazione : circa 1 ora e 15’ tra preparazione della pasta, riposo in frigo (30’) e allestimento della crostata e panzarotti.

Costo: medio

Difficoltà: **

Ingredienti
200 gr di farina 00
70 gr di burro
100 gr di zucchero
buccia di 1 limone

1 uovo ed 1 tuorlo
Marmellata a piacere, in questo caso marmellata di zucchine


Avevo avanzato delle bucce di limone da un’altra preparazione, per fortuna le avevo conservate in frigo, e, non potendo più fare altro per ricavare un grattugiato, le ho messe con un po’ di zucchero in piccolo frullino che adopero quando voglio fare lo zucchero a velo, ma è deputato a macinare il caffè.

Nel mixer ho quindi messo la farina, il burro a pezzetti, anche freddo di frigo, lo zucchero, la buccia grattugiata del limone e ho azionato il robot fino ad ottenere un impasto granuloso.

Ho aggiunto quindi un uovo ed un tuorlo, un goccino di acqua fredda ed ho azionato il mixer fin quando ho ottenuto una palla che ho quindi lavorato brevemente e messo in frigo per 30'.



Passato questo tempo ho diviso sulla spianatoia il panetto in due parti e con uno ho preparato la crostata nel modo solito formando con le strisce applicate una decorazione a canestro e qualche ricciolo qua e là per maschera la giunzione del bordo decorativo e con l’altra pasta ho preparato queste mezzelune con un apparecchietto di plastica della Tescoma acquistato al mercato a quasi zero euro (era un blocco di un negozio di casalinghi e nella confezione ci sono almeno 4 o 5 stampi simili.

Ho foderato con carta da forno una teglia e d ho infornato la crostata a 170° per circa 30’ e mentre lei cuoceva, guardata a vista, ho confezionato i panzarotti che poi ho infornato successivamente alla stessa temperatura.

A proposito alla mia amica ho portato 4 cose diverse: il pane al pesto, questa crostata e altre 2 preparazioni che descriverò a breve.

Ecco come si crea la suspance!!!!!!

lunedì 5 maggio 2008

Pane ricco? oh yes! Pagnottelle al pesto






Fa ancora fresco e per questo accendo volentieri il forno.

Credo che però sia solo una scusa.

Mi piace preparare il pane e anche pane un po’ particolare ed invito le mie amiche a confezionarlo
sia a mano come faccio, ma con l’aiuto del mio mixer, of corse, che con la macchina del pane .

Mia figlia dice che ,visto il costo, va in gioielleria alludendo alla panetteria.

Queste preparazioni, parecchio insolite, hanno un prezzo veramente alto anche se gli ingredienti sono chiaramente poveri e comuni .

Come al solito l’ho fatta troppo lunga ma, ora bando alle ciance, scrivo la ricetta ripescata in un vecchio inserto del settimanale Anna, quando ancora si chiamava così e aveva ricette di tutto rispetto e splendidamente illustrate.

Tempo di preparazione:1 ora tra impasto e cottura più il tempo della lievitazione

Costo: basso

Difficoltà: **

250 gr di farina 00
250 gr di darina di garno duro o manitoba
25 gr di lievito di bitta in panetti

100 gr di pesto( io ho usato il mio che avevo, a suo tempo congelato)
6 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 cucchino da the di sale fine
una manciata di pinoli

Sciogliere il lievito in poca acqua tiepida con l’aggiunta di ½ cucchiaino di zucchero.

Vedrete che ad un certo punto si formerà una sorta di schiumetta: allora il lievito è pronto, ricordandosi però di mescolare di tanto in tanto.

Versare nel mixer le 2 farine, il cucchiaino da the di sale, mixare un momento, poi aggiungere il lievito, l’olio, e il pesto diluito in poca acqua calda, continuando ad azionare il robot. Controllare la consistenza della pasta che deve essere ,lo ripeto sempre, MORBIDA.

Se così non fosse, aggiungere poca acqua calda fino ad ottenere la consistenza che ho raccomandato.

Lavorare la pasta, dando la forma di una pagnottella, incidere a croce, ungere leggermente con dell’olio, sigillare con pellicola trasparente e mettere in luogo riparato a lievitare.

Tracorse almeno 2 ore sgonfiare il panetto che sarà raddoppiato di volume a pugno chiuso rilavorare per alcuni minuti, formare dei filoncini di 6/8 cm di diametro e suddividere in tante porzioni delle stesse dimensioni.

Dare ad ognuna la forma di una pagnottella tonda, ungere con un velo d’olio, io ho usato una pennellessa da cucina, e adagiare su ognuna dei pinoli. Sistemare le pagnottelle su due teglie ricoperte da carta da forno e ben distanziate, tenendo conto che continueranno a lievitare.

Per accelerare un tantino la seconda lievitazione ho messo le due teglie , tante me ne sono
servite, in forno con la sola luce accesa.

Quando le pagnottelle saranno ben gonfie, estrarre le teglie, accendere il forno a 170°/180° ed infornare per almeno 15’/20’.

Controllare però perché con il mio forno ci vuole questo tempo ma un forno è diverso dall’altro, il mio poi un po’ vecchiotto.

Questo pane che avrà un bel colore verde è ideale come accompagnamento a d un’insalata di gamberetti conditi con olio e limone, ma io l’ho mangiato alla brutta anche così: nudo e crudo.

In cucina sentirete questo lieve e delicato profumo di pesto: provatelo!!!

domenica 4 maggio 2008

Assegnazione premi e omaggio dolce per i vincitori


Ringrazio qui la carissima Pippi per l’assegnazione del premio e qui mi scuso per non per fatto seguito in tempi brevi ad un post ad esso dedicato.

Mi sembra sempre che ricevere un premio per una cosa che faccio con grande passione e piacere mi sembra quasi non meritato completamente.

Ma il piacere più grande, e mi ripeto perché ne ho parlato anche recentemente, è l’aver trovato tante amiche in ogni parte del mondo.

Ho letto dei post in spagnolo, lingua che non conosco, riuscendo a comprendere tutto.

Ho scritto dei commenti misti e molto divertenti in un mix di italiano e spagnolo.

E anche qui si è creata una complicità che solo tra noi donne può nascere.

Passo all’assegnazione dei premi, poiché ne ho facoltà ai seguenti blog, sperando di non fare pasticci nel lincare gli indirizzi, cosa che mi riesce molto bene.

Se qualche guaio potessi aver combinato, informatemi affinché io possa rimediare.

Assegno il primo premio a Paolo e Ana: sono 2 giovani cuochi che hanno intrapreso un percorso impegnativo e affascinante e attraverso questo premio spero siano maggiormente conosciuti.

Assegno il secondo premio ad Anna : il suo blog, molto interessante, non è relativo alla cucina ma è una fedele e delicata amica che mi segue nelle scorribande culinarie con costanza e simpatia: grazia Anna.

Assegno il terzo premio a JaJo titolare di due blog veramente interessanti .

Uno relativo alla cucina e l’altro http://civesromanussum.blogspot.com

Vale la pena di passare di lì e perderci anche parecchio tempo.

Ne vale veramente la pena.

Assegno il quarto premio a La le: tra di noi si è creato un filo di simpatia, di affetto incredibile…. E poi adoro i giovani

Assegno il quinto premio a Simo per lo stesso motivo che ho menzionato per Lale.

Mi rendo conto che l’ho tirata troppo lunga e aspettate tutti il mio omaggio dolce, non floreale come l’altra volta ma piuttosto insolito.

Ecco qui:



Le tortine di limoni e mandorle

Premetto è un dolce particolare molto delicato e nel contempo dal gusto deciso dovuto alla presenza del limone e al retrogusto leggermente amarotico.

Vale la pena di provare a prepararlo.

Tempo di preparazione:30’ più 15’/20’ di cottura

Costo: medio

Difficoltà: **

Ingredienti

2 limoni non trattati
150 gr di mandorle in polvere
3 uova
170 gr di zucchero
1 cuchiaino di lievito vaniglinato
1 cucchiaio di mandorle a filetti
zucchero a velo
filetti di buccia di limone per decorare
zucchero a velo

Lavare i limoni che devono essere non trattati e farli bollire per un’ora fino a quando risulteranno morbidi.

Scolarli. Lasciarli raffreddare , tagliarli a metà eliminando i semi e frullarli fini ad ottenere un composto cremoso.

Separare i tuorli dagli albumi, montando i primi con lo zucchero e i secondi a neve fermissima e aggiungendo un pizzico di sale.

Frullare le mandorle in modo da ottenere una polvere abbastanza fine.

Al composto uova zucchero ben montato aggiungere la crema di limoni e la polvere di mandorle a cui è stato mescolato il lievito.

Per ultime aggiungere le chiare con movimenti circolatori dal basso verso l’alto per non smontare le chiare e cospargere con le mandorle tagliate a lamelle.

Ho usato gli stampi da muffins, tanto per cambiare, perché mi sembravano ideali per dolci mono porzione.

Infornare in forno preriscaldato e ventilato a 170° per 15’ minuti

Volendo decorare con bucce di limone, prelevare delle strisce sottili sbollentarle in acqua bollente per 1’ o 2’ scolarle, asciugarle con cura, passarle brevemente nel bianco d’uovo montato e passarle nello zucchero.

Ancora a tutti buon premio a tutti!!!

venerdì 2 maggio 2008

Zucchine? Siempre ovvero Muffins con cuore di marmellata di zucchine









Il bellissimo fiore e questa mia preparazione sono dedicati alla dolce Tatyna con tutto il mio affetto.

Le zucchine erano troppo belle: erano state appena raccolte e il fiore era appena leggermente appassito.

Ti parlavano.

Avevo letto da qualche parte , ormai ho perso anche la memoria fotografica che di solito mi aiuta a localizzare la fonte delle mie ispirazioni , di una marmellata di zucchine che come le carote, a parte il valore caratteristico della verdura e dietetico di cui si tiene conto quando i maniglioni antipanico escono fuori dai pantaloni, non sanno mai di molto a meno che non ci si dia da fare un po’ in cucina.

Di bello, oltre che di buono hanno il colore, bello vivace e che fa allegria.

E allora nel mio cervellino contorto ha preso forma questa preparazione , buona, bella e come si vede dalle foto molto coreografica, come amo spesso ripetere.

Partirò dalla preparazione della marmellata a cui seguirà quella dei muffins.

Altrimenti questa ricetta diventa lunga come la Divina Commedia.

Tempo di preparazione della marmellata compresa la cottura: 1 ora e 15’

Tempo di preparazione dei muffins: circa 1 ora tra preparazione e cottura

Costo: basso, se le zucchine sono in offerta.

Difficoltà: **

Ingredienti

Per la marmellata

500 gr di zucchine chiare
250 gr di zucchero
80 gr di uva passa gigante
1 bustina di vanillina

Per i muffins

75 gr di burro
70 gr di zucchero
2 uova
60 gr di amido di mais
80 gr di farina 00
2 cucchiaini di lievito per dolci

Spuntare, lavare , e grattugiare le zucchine facendole cadere in un tegame antiaderente.

Aggiungere lo zucchero e far riposare almeno 1 ora, passata la quale mettere a cuocere a fuoco dolce e a metà cottura aggiungere l’uva passa gigante.

Procedere fin quando si è ottenuta la densità solita della marmellata.

Preparazione dei muffins.

In una scodella lavorare a crema il burro, precedentemente ammorbidito con lo zucchero, aggiungere quindi i tuorli e continuare a lavorare fin quando non si ottiene una composto soffice.

Aggiungere con uno spargifarina , la farina , l’amido di mais e il lievito precedentemente ben mescolati al composto di burro, zucchero e uovo.

Per ultime aggiungere le chiare montate a neve fermissima con movimenti circolari dal basso verso l’alto per non smontare le chiare.

Nel frattempo si sarà acceso il forno a 180° ed imburrato e infarinato degli stampini da creme caramel che ho preferito agli stampi in silicone perché più alti.

Versare negli stampini una cucchiaiata di impasto, creare un incavo e al centro depositare un cucchiaino di marmellata.

Completare con l’impasto, lasciando liberi 2 cm dall’orlo

Infornare quindi in forno ventilato per 15’. Controllare comunque devono essere biondo leggermente scuro. La foto fa fede.

Se si vuole aggiungere un tocco di colore lavare e asciugare le sommità fiorite degli zucchini eliminando la parte interna e farli friggere a fuoco moderato in un ricciolo di burro zuccherato girando delicatamente un paio di volte.

Con le dosi indicate si ottengono 4 muffins giusti giusti per una colazione.

Ditemi poi qualcosa!!!!!

giovedì 1 maggio 2008

Fiori e sapori: Magnolia e girandole alla fontina






Oggi 1° maggio dopo essere andata alla fiera che, in questo giorno organizzano in paese, e che, almeno per me non vale la pena di visitare, sono tornata a casa senza aver comprato nulla.

Ho dato uno sguardo qua e là ed una bancherella, che vendeva salatini cotti al momento, mi ha fatto venire in mente le girelle che ho menzionato nel titolo e che una volta cotte ho mandato a mia figlia Valentina che quella sera aveva ospiti, insieme alle acciughe al verde di cui ho parlato un altro post.

Poi nel pomeriggio ho dato uno sguardo al giardino tutto fiorito e mi sono scaraventata a fotografare qualche aiuola stracolma di fiori.

E allora mi è venuto in mente di scrivere questo post misto: un po’ fiori e un po' sapori .

Li dedico entrambi a Magnolia con affetto e grande simpatia.

La ricetta è semplice ma il risultato delizioso.

Le avevo già preparate per il pranzo di Natale insieme ad altri 6 antipasti ma , in quell’occasione più che metterci a tavola bisognava noleggiare un pulmino per andare a Lourdes visto che l’influenza che girava aveva colpito tutti prima e dopo quella festività.

Valentina addirittura saltò a piè pari pranzo e cena e il giorno dopo stava ancora così così.

Temo di averla fatto, come al solito troppo lunga.

Ecco ora la ricetta.

Tempo di preparazione: circa 30’ per la preparazione, 30’ di riposo in frigo e altrettanti per la cottura.

Costo: medio

Difficoltà: *

Ingredienti

1 confezione di pasta sfoglia da circa 250 gr
100 gr di fontina stagionata
50 gr di parmigiano grattugiato
1 uovo
sale e pepe

In una scodella mescolare la fontina tritata velocemente con mixer con il parmigiano grattugiato l’uovo, un po’ di sale e del pepe macinato al momento.

Stendere la pasta sfoglia sul piano di lavoro dividendola in due rettangoli e spalmare su di essi,in uno strato uniforme, la crema di fontina.

Arrotolare senza comprimere nel senso della lunghezza ottenendo così 2 cilindri e tagliare a fette spesse circa 1,5 cm ottenendo tante girandole.

Disporre le fette a faccia in su una grande teglia rivestita di carta da forno e mettere in frigorifero per circa 30’ .

Nel frattempo accendere il forno alla temperatura di 180°.

Trascorso questo tempo tirare fuori la teglia dal frigo e metterla direttamente in forno.

Lo sbalzo di temperatura farà gonfiare di più la pasta sfoglia.

Io ho usato pasta sfoglia pronta (Eurospin). Chi volesse usare quella surgelata deve tirarla dal freezer per tempo seguendo le istruzioni allegate.

Ultimo consiglio: si può sostituire la fontina, che comunque conferisce un sapore deciso e particolare alla preparazione, con solo Emmental o in alternativa con gli avanzi di formaggio presenti in frigo.

I conchiglioni tricolori della Zia Caterina alle cime di rapa





Sicuramente la pasta con le cime di rapa è un caposaldo della cucina meridionale.

La tradizione prevede l’accoppiamento di questa verdura con le orecchiette, ma io non solo non ne avevo, né fatte a mano né commerciali. ( devo confessare che non ho mai imparato a farle) ma non avevo neanche con me mia madre.

Poi non sarebbe neanche stato sicuro che mia madre, anche se ospite a casa mia, avrebbe avuto voglia di farle.

Lei, infatti, adorabile e disponile, a volte non sa cosa vuole ma sa esattamente cosa non vuole.

Comunque siccome non le avevo mai cucinate ma solo preparate da lei e mangiate con gusto, è partita una telefonata di richiesta di lumi, per cui ho avuto indicazioni per il “soffritto”, modalità di cottura della pasta e della verdura.

Purtroppo tra i vari tipi di pasta che avevo in dispensa nessuno andava bene per cui la scelta è caduta su questi conchiglioni che mi avevano attirato per il loro colore e forma e che erano comunque destinati ad altre preparazioni e non è detto che prossimamente non siano preparati in altro modo.

Passiamo ora alla ricetta vera e propria come consigliato da mia madre.

Tempo di preparazione: in questo caso 20’/22’

Costo: basso

Difficoltà:*

Ingredienti

400 gr di conchiglioni o altra pasta a piacere
1 kg di cime di rapa
6 cucchiai di olio extravergine di oliva
4 filetti di acciughe o più
2 spicchio d'aglio
1 peperoncino lungo almeno 3 cm

Delle cime di rapa va utilizzato solo la parte centrale, le foglie tenere e le sommità fiorite.

Ciò che rimane verrà bollito e servito in altra occasione con un filo di olio extravergine.

Mettere a bollire l’acqua della pasta e quando questa è arrivata in ebollizione versare la pasta prescelta e, a metà cottura della stessa, versare anche la verdura e portare a fine cottura.

Intanto si prepara il condimento: in un capace tegame antiaderente mettere a soffriggere in olio extravergine 2 spicchi d’aglio tagliati a lamelle sottili.

Quando questo è biondo aggiungere i filetti di acciughe sott’olio, disfacendoli con l'aiuto un cucchiaio di legno e aggiungere un peperoncino piccante, basilare per la ricetta.

Per evitare guai io lo tengo ben saldo con una pinzetta e lo taglio con le forbici.

Questo condimento si può preparare in anticipo e riscaldare all’ultimo.

Mia madre non ama far saltare la pasta in padella.

Lei versa pasta e verdura una scodella ( per averla ben calda io scolo la pasta versando l’acqua di cottura nella scodella da portar in tavola che così rimarrà automaticamente ben calda) e poi il condimento ben caldo che, sulla pasta, sfrigolerà in modo delizioso.

E’ un piatto semplice però bisogna calcolare che la verdura richiede 10’ di cottura quindi va aggiunta a pasta che richieda lo stesso tempo o calcolare il tempo complessivo della pasta e versare le cime 10’ prima della cottura complessiva.

Questi bei conchiglioni avevano come indicazione di cottura 10’/11’.

Col fischio che in 10’ si sarebbero cotti.

Io e loro ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso che 20’/22’ sarebbe stati sufficienti e l’ho azzeccata.

Li propongo perché,tanto per variare si può portare un piatto, notoriamente gustoso ma, in questo caso decorativo, così almeno a me pare.

Spero che sia gradito!!!!