



Quando piuttosto che affrontare la giornata mettereste la testa sotto la moquette?
Sia che si vada a lavorare che si rimanga a casa spesso è un trauma.
L'attesa nel traffico, l'attesa spesso infinita presso i banchi del supermercato mentre si attende che chi è prima di te finisca di acquistare tutto cio che si trova nel reparo gastronomia o macelleria, o alla cassa quando la commessa blocca la fila perchè deve contare i soldi e fare il versamento......
I libri, le riviste, i calzini sporchi finiti sotto il letto per non parlare di maglioni o di mutande sparsi dappertutto, magicamente scompaiono e quando tutta la tribù ritorna a casa è di nuovo gioiosamente pronta a ripetere lo scempio e a ricreare il disordine….
Sarebbe forse utile, qualche volta, lasciare tutto così com’è e stare a guardare l’espressione di smarrimento che magari potrebbe apparire sul volto dei nostri cari.
Magari un dubbio poterebbe folgorare la loro mente ….
Probabilmente la mamma non sta bene….. e se forse glielo chiedessero sarebbero stupiti dall’ululato provenire dal profondo della gola:” No sto bene, sono solo stufa di fare ogni giorno la stessa cosa e se ognuno facesse un poco di più del nulla che solitamente fà le cose andrebbero meglio!!!!”
Anche a me capita di avere le giornate NO in cui , se potessi metterei la testa sotto la moquette, ma poi passa.
Basta far mente locale alle cose che ho rimandato a tempo indeterminato come ad esempio dare uno sguardo all’armadio, mettere ordine in modo approfondito a cassetti e/o documenti ed esultare quando scopro che riesco a trovare ciò che ho cercato a lungo e dato per disperso…. Oppure, massimo della libidine, sbrinare il freezer dato che è talmente pieno di ghiaccio che non si riesce a far scorrere i cassetti!!
Oppure dedicarmi a me stessa come ad esempio, tra le altre cose, schiarirmi quella moquette scura che si è formata sul labbro superiore, resistendo alla tentazione di strappare peluzzo per peluzzo con la pinzetta dato che altrimenti poteri assomigliare ad un tricheco!!
Fatto tutto ciò e con il cuore gonfio di casalingo orgoglio, si può serenamente continuare ad affrontare la giornata.
Forse noi amiche di blog e diventate amiche quotidiane abbiamo una marcia in più.
Curare, innovare, inventare cose nuove in cucina non solo è gratificante per noi che abbiamo questa passione ma anche per i nostri lupi affamati che non moriranno di noia davanti alla pasta al burro o alle uova al gasometro!!
Ed ora passiamo alla ricetta di oggi e visto che fa freddo e stiamo pensando seriamente di tirare il
piumino o il cappotto fuori dell’armadio iniziamo con una colazione buona, leggera e all’insegna del risparmio e cioè caffellatte in cui pucciare delle fette di torta alla meringa.
In effetti l’idea mi è venuta perché avevo parecchi bianchi d’uovo avanzati ed allora, lo confesso, volevo fare delle meringhe ma la ricetta richiedeva uno spropositato, per me, quantitativo di zucchero.
Qualcuna mi dirà che le meringhe si fanno con tanto zucchero, è vero , ma io per far montare i bianchi ho fatto una ….riduzione e questi dopo un po’ che il robot girava e girava non erano montati come si conviene .
Allora ho avuto un’idea e cioè di convertire le meringhe in un dolce alla meringa e questa è la ricetta……. dopo tante chiacchiere!
Tempo di preparazione: circa
Costo: basso
Difficoltà:**
Ingredienti
160 gr di bianchi d'uovo a temperatura ambiente
200 gr di zucchero fine (tipo Eridania che si scioglie in fretta)
1 pizzico di sale
200 gr di farina 00
60 gr di fecola
1/2 bustina di lievito per dolci
La buccia di un'arancia grattugiata
1/2 bicchiere di latte
In una scodella capace versare la farina e la fecola setacciate 2 volte con il lievito.
Intanto versare nel robot, nel cui bicchiere ho inserito il dispositivo per fare la panna montata, gli albumi e aggiungere in 3 riprese lo zucchero e 1 pizzico di sale.
Quando gli albumi sono ben sodi, versarli a cucchiaiate nella scodella contenente la farina mescolando con delicatezza con un movimento circolare dall’alto in basso, aggiungere il latte ed infornare in forno preriscaldato e ventilato a 170°/180° per circa
Il dolce deve apparire biondo, fare quindi attenzione e controllare…
L’ho portato a mia figlia, insieme alla crostata del compleanno di mio genero, e mi ha detto che è buonissimo pucciato nel latte e siccome era intero non ho potuto fotografarne una sezione….. ma la potete immaginare



