

Squilla il telefono.
OMMADONNA CHI E’ CHE TELEFONA A QUEST’ORA????
E’ Angelo da New York che mi annuncia che sua madre, la comare Nicoletta era deceduta il giorno prima.
Lo dico subito, la storia è lunga per cui staccate il fisso, disattivate il cellulare , magari spegnete il gas così nessuno rompe.
Ora la comare Nicoletta è una figura importante nella storia della mia famiglia.
In meridione era invalso l’uso di mandare i propri figli a bottega e cioè i maschi ad imparare il mestiere presso il barbiere e le femmine a cucire presso le sarte.
Ora mia madre, donna intelligente ma non amante dello studio, anche perché le scuole appena dopo le elementari erano lontane e si doveva prendere il treno, andò ad imparare l’arte da colei che in seguito diventò la comare Nicoletta, ovvero frequentò la scuola d’Italia.
Perché d’Italia ?
Perché io non sapevo la dicitura esatta fosse “ Scuola di taglio e cucito” e così per anni per me il nome fu semplicemente come ho indicato sopra.
Mia madre amava cucire, era precisa puntigliosa e presto diventò, quando imparò a confezionare bene i capi, la maestra dei bambini, in quanto amava cucire i capi dei piccoli.
Era divertente e teneva allegre le sue compagne, ridendo e scherzando, rifacendo il verso dei venditori ambulanti che passavano per la strada e, cantilenando, decantavano la bontà delle loro mercanzie.
“Sò rosse e pummodore!!!!!! Sò rosse!!!
Lei rifaceva il verso e loro si stizzivano.
In più componeva anche delle poesie in dialetto.
La sua maestra l’amava molto.
La famiglia di Nicoletta era molto numerosa, varie sorelle quasi tutte belle e qualche fratello.
Una di queste, Rita, dopo il matrimonio andò ad abitare a Roma con il marito che era collega, come guardia di finanza, di mio padre.
Un giorno mio padre chiese a Stefano, il marito di Rita appunto, se sua moglie con conosceva qualche brava ragazza al suo paese.
Sì la conosceva.
Invio di foto di mia madre, 17 anni e bellissima (lo è ancora adesso a 84 anni).
Matrimonio con testimoni di nozze, Stefano e Rita e tutti i suoi componenti della sua famiglia e i miei divennero “compari”.
Essere compari in meridione è quasi come diventare parenti, per chi non lo sapesse, senza contare l’amicizia preesistente fra le due famiglie.
Ricordo ancora che in campagna, noi andavamo sempre a trovare i miei nonni a settembre, mio padre interrogava me ed Angelo (quello che all’inizio del racconto mi ha telefonato) sui verbi latini.
Noi due rispondevamo a turno e velocemente pure (ecco perché me li ricordo ancora adesso, compresi quelli irregolari), solo che mio padre lodava solo il mio amico e non me (lo avrei strozzato , mentre mia nonna che assisteva a questa pseudo gara si stizziva per l’ingiusto trattamento).
Passarono gli anni e fine anni ’50 la famigliola composta da Angelo, Nicoletta e Antonio suo padre, sarto pure lui, partì per tentare la fortuna in America.
I genitori continuarono a esercitare il loro mestiere, mentre il ragazzo sedicenne, cominciò a frequentare le scuole locali.
Non molto tempo fa gli ho chiesto come se la fosse cavata con l’inglese una volta approdato in America e lui mi ha risposto che sapeva solo dire”Yes”.
Ma poi se l’è cavata alla grande, visto che non molto tempo fa è andato in pensione come rettore di un college.
Ricordo ancora quando inizio anni ’70 venne in Italia con la sua prima moglie, molto graziosa.
Capello lungo, bella voce, molto simpatico.
E ricordo ancora un particolare che mi raccontava mia madre circa l’incontro che avvenne tra la comare Nicoletta con colei che sarebbe diventata la sua consuocera, che era andata ad incontrarla vestita con il suo costume: era vestita da pellerossa!!!
Non tutte le madri sono così fortunate ad avere un figlio come Angelo.
Mi ha raccontato, nel corso della telefonata che l’anno scorso l’aveva portata con sé in California (93 anni) in occasione di un matrimonio o di una nascita, senza contare tutte le volte che sono venuti in Italia a trovare i loro parenti, e che d’inverno durante la stagione operistica la accompagnava almeno 4 volte al Metropolitan (con 2 cuscini per farla stare più comoda) .
E l’ha seguita con amore e trepidazione fino alla fine.
Mia madre la sentiva regolarmente al telefono senza contare tutte le volte che si scrivevano.
Ora questa piccola, grande donna non c’è più e a lei dedico, modesto omaggio, l’ultimo dolce che ho preparato e cioè lo zuccotto con ripieno di crema chantilly.
Tempo di preparazione:circa30’/40’ usando del Pan di Spagna pronto
Costo: medio
Difficoltà: **
Ingredienti
1 Pan di Spagna pronto
Per la crema pasticcera
3 uova
30 gr di farina 00
100 gr di zucchero
1/2 litro di latte
la buccia di un limone
50 gr di torrone
100 gr di cioccolato amaro ridotto in scaglie
200 gr di panna fresca da montare o più se gradite una crema più ricca
3 cucchiai di zucchero a velo per montare la panna
Caco amaro per la decorazione
La crema pasticcera è semplice da preparare anche perché uso il metodo collaudato di mia madre e cioè mescolo in un tegame a fondo spesso la farina e lo zucchero aggiungendo un goccio di latte freddo fin quando i due ingredienti, amalgamandosi perfettamente hanno formati una cremina .
Aggiungo la buccia di limone, eliminata in un secondo tempo, e sempre mescolando i rossi d’uovo.
A questo punto metto sul fuoco, debole, e aggiungo a filo il latte bollente e continuando a girare fin quando la crema non velerà il cucchiaio.
In questo caso la faccio addensare di più perché non voglio avere una preparazione troppo fluida.
Metto quindi il tegame a raffreddare in acqua ben fredda continuando a rimestare fin quando il tutto si è appunto raffreddato e questo per evitare che si formi in superficie una sgradevole crosta dura.
Mettere in frigo fino al momento dell’utilizzo.
Ora dividere gli strati del Pan di Spagna.
E’ l’ultima volta che lo compro fatto perché i tre strati sono così appiccicati l’un l’altro che è un’impresa separarli e su qualcuna di voi ha un metodo furbo me lo dica.
Ho foderato uno stampo da zuccotto, appena acquistato, con pellicola trasparente, facendone fuoriuscire i lembi, e vi ho collocato delle fette di Pan di Spagna, ricoprendone tutta la superficie.
Ho pennellato questa “scocca” con succo di frutta all’albicocca , ma ognuna può scegliere il gusto preferito, diluito con poco latte, giusto per non mettere il Maraschino (Simone ha detto:”Basta
Maraschino” che comunque ci sarebbe stato bene).
Montare la panna fresca con 2 o 3 cucchiaia di zucchero a velo e,quando è ben soda mescolarla delicatamente alla crema pasticcera lavorata per qualche istante per renderla più cremosa.
Aggiungere quindi del torroncino ben pestato e delle scaglie di cioccolato amaro ( insomma è la crema che si usa per la torta Zurigo)
Versare quindi una parte del composto nello zuccotto e adagiarvi sopra un disco tagliato in misura adeguata di pan di Spagna (io l’ho fatto per far rendere di più il dolce.
Versare il resto della crema e coprire con un terzo disco.
Sigillare bene rimboccando i lembi delle pellicola e metter in frigo.
Una mezz’ora prima di portare in tavola, sformare il dolce su un piatto da portata.
La pellicola trasparente è di grande aiuto.
A dire il vero non l’ho sformato neanche io, infatti l’ha fatto Valentina che mi stava aiutando e l’operazione è stata veloce e facile.
Spolverizzare di zucchero a velo e, per creare una veloce e facile decorazione appoggiare, sul dolce uno di quei centrini di carta su cui di solito si sistemano i dolci, spolverizzando con cacao amaro.
Lo si può vedere dalle foto.
Se possibile fare attenzione a non bagnare troppo il pan di Spagna altrimenti il dolce si affloscerà un poco.
Se avete tempo preparatelo.
Non è difficile, è buono e costa veramente poco e poi se mai dovesse avanzare, dico se mai, è buono anche il giorno dopo.
E come al solito…. BUON APPETITO!!!!!!!!!!